Alla scoperta dell’Internet of Things

Alla scoperta dell’Internet of Things

di Salvatore Di Bella

IoT è l’ acronimo di Internet of Things, ossia l’Internet delle Cose, riferimento all’estensione di Internet verso il mondo degli oggetti e dei luoghi.

Ma come funziona e come cambierà la nostra vita?

Ad oggi, si contano più di 16 miliardi di dispositivi connessi e operativi a livello globale, l’equivalente di 2 dispositivi per ogni persona, ed è un numero destinato a crescere nei prossimi anni fino a toccare i 35 miliardi entro il 2025, favorito anche dal 5G (vedi qui l’articolo); si tratta per lo più telefoni cellulari, ma anche braccialetti per il monitoraggio del sonno e del fitness, elettrodomestici, automobili, apparecchiature industriali, dispositivi medici e molto altro ancora.

Se pensate, dunque, che l’Internet Of Things sia qualcosa che riguarda solo le grandi aziende siete completamente fuori strada: la rete degli oggetti connessi è qualcosa che coinvolge già oggi la vita di tutti noi, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, e che nei prossimi anni è destinata a trasformare profondamente molti aspetti dell’economia e della nostra quotidianità.

Tornando un po’ indietro nel tempo, nonostante il termine Internet of Things sia entrato nell’uso comune solo da un paio d’anni, è stato usato per la prima volta nel 1999 in una presentazione di Kevin Ashton, ricercatore del MIT, alla Procter & Gamble. Ashton stava lavorando a delle speciali etichette elettroniche che potevano essere applicate più o meno ovunque e che potevano essere lette da remoto con speciali apparecchiature radio. Dopo quasi 20 anni, quelle etichette si sono evolute in sensori in grado di leggere dall’ambiente diverse informazioni e di trasmetterle, ovunque nel mondo, utilizzando i protocolli e le infrastrutture della rete Internet.

Ma come funziona l’IoT?

In pratica l’IoT estende agli oggetti del mondo reale la capacità di raccogliere, elaborare e scambiare dati in rete tipica dei computer, permettendo di migliorare monitoraggio, controllo e automazione: dalla smart home, che regola da sola temperatura e illuminazione, alle auto che dialogano in tempo reale con la strada e le altre vetture per evitare incidenti e ottimizzare consumi e percorsi; dal pacemaker e altri dispositivi, in ambito medico, in grado di allertare direttamente i soccorsi se il portatore ha un malore, ai sensori immersi nel terreno che segnalano composizione e umidità del suolo al sistema che eroga acqua e fertilizzanti, in ambito agricolo.

Qualunque oggetto, a patto di essere collegato alla Rete e di comunicare qualcosa a qualcuno, può rientrare in questa definizione.

Ma la domanda nasce spontanea, ed è anche un punto dolente: dove finisco tutti questi dati immagazzinati?

I dati vengono raccolti in grandi database e poi elaborati con l’aiuto dei big data, supercomputer in grado di analizzare in poco tempo enormi quantità di dati alla ricerca di schemi che si ripetono, anomalie, deviazioni dallo standard e altri aspetti statisticamente significativi.

Secondo Harriet Green, di IBM, nei prossimi anni l’Internet of Things diventerà la principale fonte di dati sull’intero pianeta.

Le tecnologie cognitive permetteranno, inoltre, di semplificare e migliorare le interazioni vocali con le cose che ci circondano, fra le più conosciute Echo Dot o Alexa, che collegate alla Wi-Fi di casa danno modo, anche solo con la voce, di ordinare, an esempio, prodotti presenti nel catalogo dell’azienda di e-commerce.

Questa situazione spinge ai limiti i garanti dei dati personali, che mettono in guardia dal pericolo di un rischio reale e continuo di attacchi hacker; sono state inoltre scoperte grandi falle di sicurezza nella maggior parte dei dispositivi smart analizzati: i dati personali sono stati spesso inoltrati senza essere crittografati e sono rimasti liberi innumerevoli punti di accesso per gli hacker. In questo modo, infatti, risulta, almeno per il momento, più facile per i cybercriminali venire a conoscenza di dati sensibili, come foto private, carte di credito o password degli account e-mail.

Ma come difendersi da questa minaccia?

La buona notizia è che stanno prendendo sempre più piede standard di sicurezza molto più alti; si lavora già, ad esempio, ad app per router che dovrebbe essere in grado di controllare le operazioni degli elettrodomestici connessi e di impedire il traffico dati innaturale, cosi da proteggere in maniera completa i nostri dati personali.

Stiamo ormai vivendo una vera e propria rivoluzione digitale, che ci porterà, volenti o nolenti, ad un cambiamento totale nel nostro modo di vivere le “cose” di tutti i giorni.

E tu riesci davvero a sfruttare la mole di dati che ti circonda?

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