Quanto vale il tuo database?
11 Mar, 2019
di Federico Vincenzi – Avvocato in Brescia e Cultore della Materia di Informatica Giuridica presso l’Università Statale degli Studi di Milano

Spesso mi trovo a dover litigare coi miei clienti.

Il motivo è semplice: hanno un database di qualche migliaio di contatti, gli scrivono tutte le settimane e qualche volta non disdegnano la possibilità di farlo fruttare semplicemente cedendo tali contatti, magari con tutte le informazioni che riguardano ciascun utente.

 

Vi starete chiedendo: ma perché litigate?

Beh,  a parte il fatto che litigare forse, anzi sicuramente, è una parola grossa, non posso negare che nei loro occhi passi un velo di delusione prima, disorientamento poi, arrabbiatura infine quando – dopo aver esaminato la loro informativa – mi tocca dirgli che in quel database tutti, e ripeto tutti, i contatti non ci possono stare.

 

Perché? Mi chiede il cliente.

Il perché lo dico al cliente e ai lettori tra poco, perché come prima cosa mi preme ricordare la seconda parte della domanda, che poi è una mezza affermazione, che il mio cliente mi pone: “sai quanto valgono tutti questi contatti?”. La risposta non la dovrei dare io. Basta guardare quel che dice la legge (tranquilli non vi annoio), o forse quello che ha detto tante volte il Garante. Prendiamo l’ultima: alcuni operatori di telefonia multati di circa un milione perché – diciamo – i contatti nel database non erano del tutto a norma. Allora parto dalla risposta alla seconda domanda: si, so quanto vale il tuo database. La risposta non è zero, ma “meno la sanzione che rischi”. Ed è anche il suggerimento che ho dato ad un altro cliente nel valutare i termini di trattativa per l’acquisto di un portale. Il prezzo era alto, e era alto perché aveva molti contatti. Però tali contatti erano – diciamo – un pochino infetti. Ammetto di non sapere quanto sconto sia valso, di fatto, il mio consiglio, ma credo che il messaggio sia chiaro.

 

E allora torno alla prima domanda: Perché non sono a norma?

Sicuramente chi legge è diligente e ha redatto una informativa privacy molto attenta, curando di indicare i dati che sono raccolti, le finalità in vista delle quali sono raccolti, il tempo di conservazione ecc. Sicuramente ha raccolto, se necessario, un consenso (o meglio – forse – più consensi) chiaro, libero, in modo tale che anche l’utente meno accorto si potesse render conto di ciò che approvava. E magari ha anche adottato misure di protezione dei dati contenuti nel database, separando le partizioni con tecniche di pseudonimizzazione (lo so, state pensando che me la tiro, avete ragione). No, non voglio fare terrorismo, ma voglio solo dar la consapevolezza che un database è un edificio che deve avere fondamenta solide e deve esser a norma. Altrimenti può cadere, e sono dolori. Capisco d’altro canto che rinunciare al pacco di valore che qualche migliaio di contatti può generare sia doloroso.

 

E allora che fare?

Azzerare tutto o continuare nella speranza che su sessanta milioni di persone che violano la privacy non peschino proprio voi? Beh, la risposta è delicata, e richiede un ragionamento dedicato e diverso caso per caso. Però sia chiara una cosa: chi parte oggi a ristrutturare il suo database, avrà un domani – quando nella collettività ci sarà molta più consapevolezza e i rischi di sanzione saranno maggiori – un valore molto più alto per il semplice fatto di esser uno dei pochi a non dover….cancellare tutto.

 

Buon lavoro,

Federico Vincenzi


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