LA TRASFORMAZIONE DIGITALE SECONDO PAOLA CALDERA
di Michele Mereu
Abbiamo intervistato Paola Caldera, Strategic Content Writer, che si occupa di Trasformazione Digitale come consulente per aziende. L’intento dell’intervista è quello di fornire informazioni approfondite e basate sull’esperienza pratica di Paola.
Crediamo che la trasformazione digitale sia un aspetto sempre più importante per la crescita delle aziende, siano esse piccole realtà o grandi. Soprattutto perché ormai gli aspetti digitali e tecnologici sono parte preponderante della nostra vita, non solo del mercato.
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CIAO PAOLA, PRESENTATI
“Sono laureata in tempi non sospetti al DAMS con tesi in Semiotica sul potere evocativo delle parole, Copywriter per vocazione, digitale per passione. Oggi mi definirei Strategic Content Writer. Non so se esiste il ruolo ma sicuramente definisce la mia piccola bio.
La potenza della scrittura strategica è la visione, e diventa una linea guida di una professione che mi permette di mettere a terra molti progetti diversificati (dal content fino alla UX, dalla scrittura di processi al posizionamento di brand, dal naming alla scrittura di workflow) riuscendo a dare chiarezza agli obbiettivi e ai processi, che altrimenti le persone coinvolte non potrebbero vedere da “dentro il problema”.
La scrittura non è solo un modo di comunicare ma è un modo di fare chiarezza, ed è applicabile ad ogni attività in cui serve mettere le cose nero su bianco, per trovare le proprie risposte.”
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QUAL È LA TUA DEFINIZIONE DI TRASFORMAZIONE DIGITALE?
“La trasformazione digitale è l’accettazione di una trasformazione culturale che già coinvolge ogni aspetto della nostra vita, ma che ha bisogno di una concreta messa a terra in alcune situazioni aziendali, per la loro inevitabile crescita. Ci sono strumenti e metodologie digitali che arrivano davvero in aiuto nella fluidificazione e nella semplificazione del lavoro,
nell’apertura di nuovi mercati e opportunità, ma che stanno diventando quasi delle scadenze che pendono come delle spade di Damocle sulla testa delle aziende che faticano a comprenderne l’urgenza.
Non è un semplice aggiornamento tecnologico, ma è un cambio necessario di mentalità che ci obbliga a vedere le cose secondo un altro punto di vista che non è “quello che abbiamo sempre usato”. La Pubblica Amministrazione ne è stato recentemente un esempio: la pandemia ha costretto realtà mastodontiche ed ingessate ad avvalersi di strumenti, processi e mentalità diverse, per permettere al motore istituzionale di andare avanti. Il risultato è stato un salto in avanti. E anche in alto.”
QUALI SONO SECONDO TE LE ESIGENZE MAGGIORI PER LE IMPRESE DI OGGI IN TEMA DIGITALE?
“Le necessità a mio avviso sono diverse. La necessità di una strategia nell’affrontare un cambiamento, ma purtroppo non è una necessità consapevole. Perché la strategia non è
prerogativa solo delle grandi aziende. Anzi. Nella micro e piccola impresa spesso le persone sono molto attive nel cercare di fare le cose da sé – leggono libri, acquistano prodotti e servizi, si affidano a collaboratori più o meno preparati – e ci riescono anche, ma siccome il loro lavoro è “fare il loro lavoro” rischiano di fare degli errori che hanno un costo molto più alto di quello che hanno investito.
Non solo a livello economico ma anche temporale, così devono tornare sui loro passi per sistemare le cose. E spesso ripagano tutto. Sicuramente la caratteristica di accessibilità e scalabilità dei prodotti digitali invita le persone non preparate a compiere dei passi falsi. Ma anche l’eccesso di guru del digitale confonde molto le idee a persone che li seguono. La strategia permetterebbe alle aziende, soprattutto le piccole, di limitare i passi falsi e focalizzarsi sui propri obbiettivi per conseguirli in base alle loro effettive potenzialità e capacità.
Un’altra esigenza è il bisogno di risorse, sia economiche che umane, nell’affrontare un cambiamento che richiede figure dedicate, assorbe molto tempo lavoro e richiede investimento economico necessario non solo per le persone ma anche per gli strumenti. Implementare un nuovo strumento che incide pesantemente sui processi interni (vedi un CRM o un ERP) richiede uno sforzo importante da parte dell’azienda.
Così come implementare nuovi processi di comunicazione e di marketing e poi gestirli nel tempo, attività che spesso richiede un ampliamento dell’organico. Non si tratta più di fare una presentazione in Power Point: oggi i modi e le possibilità di gestire il proprio marketing e la propria comunicazione richiedono figure preparate, in continua formazione e che risultino essere risorse stimolanti per la crescita stessa dell’azienda.”
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QUALE SARÀ SECONDO TE LA PRIMA SFIDA DIGITALE CHE GLI IMPRENDITORI SUPERERANNO?
“Imparare a uscire da se stessi. La concorrenza preme, il mercato ormai è globalizzato e i fatturati parlano. Un esempio concreto è l’e-commerce. Volenti o nolenti, chi ha avuto
necessità di farlo lo ha fatto, andando anche contro le proprie logiche. Un altro esempio è l’uso degli strumenti minimi di comunicazione, ormai non esistono quasi più realtà lavorative che non hanno un logo o un sito.
E se esistono sentono forte l’urgenza di agire e fare qualcosa che un tempo poteva sembrare solo frutto di vanità. Inoltre, una spinta arriva anche dall’esigenza di associazionismo,
ovvero tendere a creare reti e relazioni e non a fare le cose nel proprio piccolo. Creare delle alleanze è una sfida che sicuramente le imprese riusciranno a compiere con profitto. In gioco c’è la sopravvivenza: la trasformazione dei modelli di business è necessaria e impietosa.”
SECONDO TE COME UN CONSULENTE DEVE ASSISTERE UN’AZIENDA DURANTE LA TRANSIZIONE DIGITALE?
“Con onestà: illudere un’azienda di ottenere dei risultati quando non ci sono le condizioni non è deontologico. Il consulente dovrebbe considerare l’azienda come un partner con cui crescere. Se si fa un buon lavoro di squadra, si vince in due.”
Grazie Paola per la tua disponibilità e per tutte le informazioni interessanti che ci hai dato.
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